Imágenes de páginas
PDF
EPUB

tasia pittoresca. Anche qualche buon vecchioni ricco, e che lascia molte facoltà agli eredi suoi, è una bella cosa il farlo dipingere, perchè chi ha succiate l'eredità, con quel poco di gratitudine di salvare l'inmagine del benefattore, copre la voglia, che avea di vedere l'originalé uscito dal inondo. Vi sono ancora altre persone, che stanno bene dipinte, anzi meglio starebbero di: pinte, che vive; ma perché non fi dica, che ho inelinazione al dir male, tralarcerò d'andar più avanti, Sia come si vuole, lasciati gli scherzi, dicovi, che vi fono obligato, e vi faccio mille ringraziamenti. Addio.

!

D 5

Graf

Graf Algar otti. S. B. III, S. 134. Seine Briefe gehören zu den besten Mufteru dieser Art in der mehr ausgebildeten italiänischen Prose; und die Bekanntschaft dieses geschmackvoller Mannes mit der Manier der Auslander verhalf ihm zur glüdlichen Vermeidung der Weitschweifigkeit und des unnáßen Wortaufvandes, wovon so wenige italienische Briefe frei find. man hat verschiedne Folgen feiner Briefe, über die Striegswiffenschaft, über Rußland, über die Handlung, Mahlerei, Saukunft, und andre Gegens Bånde. Der Riebente Band seiner Werfe enthält außerdem noch Briefe vermischten Inhalts, unter welchen auch der nachitehende befindlid ift.

AL SIGNOR A BATE ORTES

A VENEZI A.

Sagan 18. Ottobre 2-50. Non è picciol l'obbligo che io ho a cotesto vostro cieco, ch'ei pur vi ha fatto cantare. Voglio dire ch' è stato cagione che dopo un cosi lungo silenzio io pur riceva lettere da voi. Le cose ch'ei fa riescono nuove al volgo: a voi non già che cogli occhi della Filosofia ne vedete la ragione, e a cui non sono nuove cose più strane ancora operate da altri ciechi: Come farebbe da quel Gio. Battista Strozzi Fiorentino grande amico del Chiabrera, che faceva modelli di architettura cosi cieco com' egli era. Quasi nello stesso tempo ebbevi un altro cieco Scultore chiamato da Gambasli. Di lui veramente fi può dire che avesse gli occhi ne' polpastrelli delle dita. Cosi taftando, e ritastando veniva a capo di fare dei ritratti di terra o di cera assai somiglianti al naturale. E non credete voi che molto diligente egli eller dovesse, anzi scrupoloso nel fi nirne, e nel ritoccarne alcuni? Fu

fatto

Si cerca,

fatto prova di farlo lavorare al bujo per chiarirfi che non vi fosse'inganno; e non ce n'era. Ma, senza me dicare elempj del tempo passato, pochi anni sono ci fu in Inghilterra quel prodigio del Sandersono, che, colpa il va uolo, rimaso privo afatto della vista da bambino, non si ricordava di aver veduto mai lume; sicchè può reputarsi per cieco nato. Costui non avendo altra idea clei raggi che di fascetti di linee rette, eterogenee, die vergenti da ciascun punto del corpo luminoso, e che, abbattendosi in altri corpi, riflettono, rifrangono, e diffrangono con tali e tali leggi, ragionava profondamente di Ottica, e la fpiegava in cattedra quanto un altro Neutono, a cui era succeduto nello studio di Camn: brigia. -Contro alla opinione de' meglio veggenti tra noi egli dava una soluzione del famoso problema di Oltica proposto dal Molineux, e che si legge nel Lockio:

come ben vi ricorderete, se un cieco nato, il quale venisse ad acquistar detto fatto la vista, potesse distinguere, mediante la fola vista, una sfera da un cubo, Il Molineux, e cosi moftra fare il Lockio, stava per la negativa; fondatofi in fulla ragione che il cieco non può sapere che cosa sia chiaro nè fcuro, e non può fapere, come noi, qual chiaro e scuro corrisponda a tale," o tale altra figura, onde, 'senza l'intervento del tatto, e possa affermare questa cosa eller ronda, quella angolare. All'incontro il Sanderfono affermo, che il cieco avrebbe distinto benissimo la sfera dal cubo; e non vi dispiacerà di fapere qual foffe il suo ragionar inento, che io con altri sinili anecdoti ho udito dal Signor Folkes gentiluomo di rara dottrina, e che mi fa guida ad entrare in quella Società, di cui egli è ora Presidente dignislumo. lo convengo di non sapere, diceva l'acuto cieco, quale impreffione faccia una sfera sopra il sensorio della vista, né quale la faccia un cubos coine non so che sia ombra - né lúcema questo fo.id

molta inolto bene che luna cosa è contraria all'altra. E però in quella guisa che il filenzio è contrario del suono; cosi le apparenze della luce e dell'ombra, quali elle Sieno, saranno totalmente diverse, e contrarie tra loro. Ora io direi cosi. Fa che fieno posti al Sole tanto la sfera quanto il cubo, e fa che l'uno e l'altra girino fopra se stessi per varj verfi. E certo che quelle parti tanto della sfera, quanto del cubo che guarderanno il Sole, saranno illuminate; e oscure faran quelle che fono dalla parte opposta al Sole: E certo ancora che per qualunque verso tu volga la sfera, ella fi presenta sempre al Sole di un modo, non cosi il cubo, che ora gli presenta una faccia, ed ora una punta: E per confeguenza quel corpo che conserverà sempre le apparenze medesime di chiaroscuro, quali elle fi fieno, dirò risolutamente, esso è la sfera, e viceversa quello che le andrà variando, ello è il cubo. Qualunque cosa fi posla a tal soluzione opporre da chi non la tenelle strettissima, per entrarci oltre alla sola vista anche il moto della sfera e del cubo, non si può negare almeno ch'ella non sia la più ingegnosa del mondo. Scioglieva in oltre problemi di Prospettiva in modo da guidare gli stessi pittori: E non solo della lineare, ma altresi dell'aerea, comparando i vari gradi di vivezza del lume con quelli della intensità del suono, che secondo che muove da maggior distanza, va ancora esso degradando a poco a poco, Spiccava singolarmente la sua fantasia nel fare a mente, e con grandisima prestezza, intralciatissimi computi, nel dettare calcoli e figure di geometria complicatissime. Talchè fi direbbe con quel poeta, che spesso giova

La cecità degli occhi al veder mollo. Egli certamente riguardava la più parte di coloro che ci veggono come persone di mente ottusa, co' quali non fi farebbe voluto, scambiare. E il Trattato dell' Analifi di cotesto cieco è un cosi nobile monumento ch' egli ha lasciato, quanto sia nel genere fuo il Poema di quell'altro famoso cieco, suo compatriota. Al vedere le cose maravigliose che farmo i ciechi, e quanto chiuso l'un senso vengano gli altri ad aflottigliarsi, non pare a voi, che, distribuendo gli uomini in varic classi relativamente ai sensi, ci sia in ogni clase d'uomini la inedesima somma di potenza intellettuale, come in tutte le condizioni, ragguagliata l' una cosa con l'altra, ci è forse la medesima somma di felicità? Buona parte della mia io la ripongo certamente nel vedere gli amici, e nel ragionare con loro. Quando sarà che io possa dire,

datur ora tueri, Orte, tua, et notas, audire, et reddere voces ? Voi, amico carissimo,

Pien di Geometria la lingua e'l petto, e che non indegnate talora scender nei giardini delle Muse, fate si, che io desideri più che mai di riveder la bella Italia. Intanto mandandomi qualche vostra produzione d'ingegno, fatemi gustare de' più saporiti suoi frutti.

Metas

« AnteriorContinuar »