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Ma che si fa celia? Lodare la vecchiaia, la parte più miserabile della vita, che presa anche nell'assieme, è pure una povera cosa? Lodare l'età del catarro, della sordità, della debolezza; l'età in cui ogni giorno strappa un fiore o una foglia dall'albero della nostra vita; lodare l'agonia dell'esistenza ?

Non riuscii a persuadere un solo dei miei amici, che il mio libro sarebbe serio e che senz'ironia avrei lodato la vecchiaia.

Chi sa che dopo averlo letto non abbiano a cambiar d'opinione, chi sa che non si ricredano del loro errore !

Io ho scritto questo libro per me e per tutti coloro, che avendo più di sessant'anni, più di cinquemila lire di rendita, e una buona salute, non sono felici, e non lo sono per la sola ragione di esser vecchi.

Nella mia giovinezza, nell'età adulta ho sempre fatto le più grandi meraviglie, vedendo che gli uomini si auguravano a vicenda

sommo bene una lunga vita, e avutala, la maledivano. In questo

come

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paradosso doveva trovarsi nascosto, come
bruco in un frutto, un grosso errore,
che si doveva scoprire e distruggere.

Che tu possa campar cent'anni, che tu
possa vedere la quarta generazione! E
poi si dice che la vecchiaia è la miseria
delle miserie: e i vecchi brontolano in
coro: felici coloro, che son morti giovani !

Quanto è diverso l'augurio dalla cosa augurata!

Dov'è il bruco nel frutto? Dove è l'errore ? Chi ha ragione dei due ? Chi augura a sè e agli altri la vecchiaia ; o il vecchio, che, avutala, la maledice?

La vecchiaia non è che una fase della vita; e in una vita normale, fisiologica, perfetta, è necessaria come tutte le altre età. Non v'è giornata senza il crepuscolo della sera e non v'è vita perfetta senza la vecchiaia. Ora, essendo la vita una cosa bella e buona, e che ogni organismo sano difende con tutte le forze del corpo e dell'anima dai nemici che l'insidiano ; anche la vecchiaia può e deve essere una cosa buona e bella, che abbiamo mille ragioni d'augurare a noi e agli altri.

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Se i vecchi per la più parte non sono felici, non è colpa della vecchiezza, ma di loro stessi; così come abbiamo tanti infelici anche nelle altre età, che pur giudichiamo le migliori.

Nella vecchiaia si sommano tutti gli errori fatti da noi nell'infanzia, nell'adolescenza, nella giovinezza, nell'età adulta; e ad essi poi i più ne aggiungono altri speciali dell'ultima età ; per cui è certamente più difficile esser felice da vecchi. Ma anche qui convien ricordare due dogmi fondamentali dell'arte di vivere: che cioè la felicità' è sempre una

cosa difficile e rara, come difficili e rare sono tutte le cose migliori di questo mondo; come rara è la bellezza e raro il genio. E poi l'altro dogma è questo: che le cose sono tanto più desiderabili, quanto più sono difficili ad aversi, e che tutti quanti hanno un po' di sangue nelle vene e un po' di nerbo nei polsi devono mirare alle cose difficili e alle difficilissime.

Per conto mio, il primo giorno in cui il lunario mi ebbe dichiarato vecchio, non stracciai il lunario, nè tentai coi sofismi e

gli artifizii a falsificare le date; ma mi
affacciai coraggioso alla vecchiezza, che
mi guardava con ironia crudele:

Ma tu mi vorresti fare infelice, tu vor-
resti vedermi piangere' e brontolare ?
No e poi no! Le

cose difficili mi
son sempre piaciute sopra ogni cosa e
anche le impossibili mi hanno sempre af-
fascinato. Tu non mi avrai fra le tue vit-
time. Io sarò felice malgrado le tue in-
sidie e le tue percosse. Io voglio bene-
dire la vita fino all'ultimo respiro, non
voglio esser molesto nè a me nè agli al-
tri. Accetto la canizie, come una corona
d'argento, non

come un obbrobrio : ac

non come una maledizione, ma come il premio di una lunga vita di lavoro e di lotta. Voglio essere felice, benchè vecchio. La felicità può e deve mutar forma nelle diverse età della vita ma non deve mai abbandonarci.

In questa lotta colla vecchiaia fino ad ora son rimasto vincitore: non so se e fino a quando mi sorriderà la vittoria. La desidero a me e a voi tutti, che da

cetto il riposo,

tanti anni leggete i miei libri; nei quali,

pur variando stile e materia, ho avuto sempre dinanzi al mio pensiero l'idea fissa di far un po' di bene a chi mi legge, di accrescergli il patrimonio della gioia, di alleggerirgli o di togliergli il peso del dolore.

Quando un libro, fosse pur l'ultimo fra gli ultimi, raggiunge questo fine, non fu scritto invano; e l'autore, per quanto modesto, può esserne contento.

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