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l'avvenire, di cui quei due sono gli artefici fortunati.

Se un raggio di sole, toccando la punta di un ago lucente, si frange in aureola scintillante di luce; se rompendosi nella gocciola della pioggia si distende nell'iride di un arcobaleno; gli sguardi dell'uomo e della donna, che insieme passano attraverso la loro creatura, formano un altro arco di luce celeste, che congiunge il passato all'avvenire, riempiendo l'anima di estasi e di beatitudine,

È il creatore, che dopo la creazione se ne compiace e sorride!

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Ma non tutti gli uomini vecchi hanno una moglie: abbiamo la lunga schiera dei vedovi e la lunghissima dei celibi, ribelli per tutta la vita al matrimonio e che in fatto d'amore

son sempre vissuti di rapina o di voluttà pagate.

Tutti questi infelici hanno in generale perduto la loro virilità prima dei maritati; dacchè è un dogma, che nulla con

serva certi preziosi poteri quanto l'am-
biente costante e tranquillo del matrimonio.
In questo caso, avvezzi da lungo tempo
ad una grande irregolarità nell'esercizio
delle loro facoltà riproduttive, abituati ai
lunghi digiuni interrotti da pasti gargan-
tueschi (veri selvaggi dell' amore) si ras-
segnano a intermittenze più lunghe delle
solite e di digiuno in digiuno sopportato
facilmente per la fame diminuita, giun.
gono senza rimpianti alla castità asso-
luta.

Ricordano il passato con compiacenza
e si rassegnano al digiuno d'amore. Non
ci rassegniamo forse a perdere i capelli
e i denti, a vederci il volto solcato dalle
rughe; non portiamo forse gli occhiali
senza piangere e non assistiamo ad una
festa da ballo senza ballare?

L'uomo perfettamente sano però e che
ha navigato per tutta la vita nel mare
della voluttà, col timone in mano, e colla
bussola davanti agli occhi; muore anche
oltre gli ottant'anni, senza aver abdicato
mai del tutto alle dolcezze d'amore.

Gli rimangono le lunghe e estetiche

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aver

contemplazioni di una fra le più belle creature. Gli rimangono le innocenti carezze e tutte le svariate adorazioni di un Olimpo, che è ricco di Dei e di Dee più del cielo indostano. E se scrivessi in India e per gli Indù potrei a questo proposito discutere e commentare e distinguere, conciliando l'igiene colla morale e facendo camminare a braccetto la voluttà col galateo della penna.

Ma son nato europeo e scrivo per europei, e la mia penna, che fu sempre ardita, ma che può vantarsi di non mai insegnato ai libertini una leccornia nuova, nè di aver mai rotta una maglia della fitta rete, che difende il pudore, s'arresta e tace.

Il medico igienista si accontenta di dire al vecchio:

Non usate mai e poi mai di afrodisiaci. Suscitando in voi falsi desiderii, vi darebbero false gioie, accorciandovi la vita; facendovi vergognosamente morire fra le braccia delle etére.

Se vi sorride un desiderio spontaneo, naturale, entrate pure nel tempio, dove

non si domanda mai la fede di nascita; ma si richiede la patente della virilità. E in ogni caso fate sempre la metà dị ciò che vorreste fare.

E se avete la fortuna di conservarvi belli, anche a sessanta o a settant'anni, e se per di più un'aureola di gloria illumina i vostri bianchi capelli e vi fa ancora desiderare dalle donne; fate pure senza vergogna la parte del casto Giuseppe, e fatevi pregare, come se foste una donna giovane e bella. Non tentate mai la conquista, ma lasciatevi conquistare. Il ridicolo è il più spietato assassino dell'amore. A lui nessuna passione resiste e a lui si piegano sottomesse tutte le

forze della terra.

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